Trattore o aereo?
Sul piazzale di un grande aeroporto girano molte più auto che aerei: trattori, bus, autobotti, elevatori del catering, scale, mezzi antighiaccio, follow-me e i vigili del fuoco, che secondo le regole ICAO devono raggiungere qualsiasi punto della pista entro tre minuti. Perché la torre li veda anche nella nebbia, molti hanno un proprio trasmettitore e mandano esattamente gli stessi messaggi di un aereo. Solo che invece di «aereo di linea» dicono «veicolo di superficie, emergenza» oppure «veicolo di superficie, servizio».
Le pattuglie acrobatiche volano spesso con il transponder spento, ed è per questo che a Ostrava la mappa era vuota. La maggior parte dei mezzi, però, di sé non dice altro. Delle 1.899 macchine che a fine settembre abbiamo sentito in quattro giorni in più di ottanta aeroporti, quasi tre quarti hanno detto solo «veicolo di servizio». E un aereo fermo tutto il giorno accanto a un hangar nei dati sembra quasi identico a un trattore. A distinguerli è il fatto che un giorno decolla: per questo una macchina che non dice cosa sia la giudichiamo su un periodo più lungo, mai su un giorno solo.
Il callsign rivela di più. I vigili del fuoco di Praga trasmettono come POZAR, la parola ceca per incendio; altrove come FIRE, ARFF o POMPIER, e da qualche parte un mezzo si chiama FLORIAN, come da sempre si chiamano alla radio i pompieri nei paesi di lingua tedesca, dal nome del loro santo patrono. I follow-me si annunciano come FOLLOW o LEADER. Le sigle che in ogni aeroporto significano una cosa diversa le lasciamo stare: FM lo porta il follow-me ad Amburgo e a Lisbona, ma ad Atene lo portano i mezzi di soccorso.
In base a questo un’autopompa, un’auto di emergenza, un follow-me, un trattore, un bus, un’autobotte o un furgone di servizio ricevono un proprio modello in scala reale. La categoria «emergenza» non significa automaticamente pompieri: la usano anche le auto di servizio operativo e le ambulanze, quindi senza una parola rivelatrice nel callsign disegniamo un’auto rossa con la barra di luci blu, non un’autopompa a sei ruote con il cannone. Dove i dati tacciono, il mezzo conserva una forma neutra, perché una forma che dicesse più di quanto sappiamo mentirebbe. I trasmettitori che si annunciano come ostacolo fisso, come i cinque dell’aeroporto parigino Charles de Gaulle, non li disegniamo affatto. I lampeggianti si accendono solo sui mezzi in movimento, blu per i soccorsi e arancioni per tutti gli altri, come su un piazzale vero, e i mezzi non entrano mai nel conteggio degli aerei.

Un anello del colore del mestiere
Su un piazzale vero i mezzi si riconoscono dal colore e dal lampeggiante: i vigili del fuoco sono rossi, i follow-me gialli a scacchi, i mezzi di servizio hanno un lampeggiante arancione. Dall’alto, e di notte, di tutto questo resta però un puntino.
Così ogni mezzo ha sotto di sé un anello, come gli aerei, ma del colore della sua categoria: vigili del fuoco e soccorsi, follow-me in verde, mezzi di handling e furgoni di servizio, bus, autobotti, mezzi antighiaccio. L’anello del follow-me è verde anche se l’auto è gialla, perché un anello giallo chiaro di notte non si distingueva dall’anello giallo di un aereo in volo. Nessuna categoria usa grigio, bianco o blu. Quelli appartengono agli aerei e alla tua selezione.
I mezzi sono disegnati grandi il doppio del vero, perché dall’alto si vedano. Nel momento in cui un trattore ingrandito toccherebbe un’ala, un motore, un altro mezzo, un edificio o un pontile d’imbarco, si rimpicciolisce in modo fluido fino alle sue dimensioni reali, e torna a crescere solo quando intorno c’è spazio. Gli aerei hanno la precedenza e non cambiano mai per colpa di un’auto. E un trattore che tocca il muso anche a grandezza reale resta a grandezza reale e non si sposta di un millimetro: la posizione viene dai dati, il disegno non se la inventa.
L’abbiamo verificato in otto aeroporti con traffico reale, con aerei che rullano accanto ai mezzi in 144 combinazioni e con mezzi intorno a quaranta pontili d’imbarco a Tokyo. Niente ha mai toccato niente. Di notte gli anelli si illuminano, e un mezzo che si è ammutolito ha l’anello spento in grigio, mentre il modello resta pieno. Niente sul piazzale è trasparente.


Lungo le vie di rullaggio
In volo un aereo lo sente un’antenna anche a centinaia di chilometri. A terra lo nasconde un terminal, un hangar o una collina, le posizioni arrivano più di rado, e a volte tra l’una e l’altra c’è un buco di un minuto intero. Intanto il pilota segue esattamente la linea gialla di mezzeria e lascia la pista da un’uscita rapida, una via di rullaggio costruita per poter essere percorsa ancora a circa novanta chilometri orari.
Disegnato come una linea retta tra due segnalazioni, l’aereo taglierebbe sull’erba e attraverso l’angolo di un hangar. Tra due posizioni reali lo guidiamo quindi lungo la vera rete delle vie di rullaggio: in curva, verso la piazzola, fino all’ingresso in pista, a una velocità sensata. È una stima tra due misure, e la mappa non la spaccia mai per una misura.
Un pomeriggio a Praga un aereo di Turkish Airlines, dopo l’atterraggio, nella vista 3D è passato sul prato. La telecamera dal vivo accanto alla pista ha mostrato com’era andata davvero: aveva svoltato prima, dall’uscita rapida J, mentre in 3D continuava lungo la pista e poi tagliava dritto sull’erba. I dati erano a posto, le posizioni stavano sulla via di rullaggio a pochi metri dalla linea di mezzeria; l’errore era del disegno. Ora una posizione su un’uscita vale come rullaggio, e quando tra due posizioni non c’è un percorso sull’asfalto, l’aereo fa piuttosto un breve salto che passare sull’erba.
Al JFK il rullaggio disegnato sull’erba è praticamente sparito, a Heathrow è calato di quasi due terzi e a Praga di più di un terzo.

Dove si è rullato davvero
Attiva «Dove si è rullato» nella vista 3D e l’aeroporto si colora da solo con il traffico dell’ultimo giorno o dell’ultima settimana. A Heathrow le rotte principali emergono come una mappa a sé, e si vede da che parte si rulla verso le piste.
Contano solo le posizioni che l’aereo stesso ha trasmesso da terra. Le posizioni calcolate con la multilaterazione a terra scivolano, quindi restano fuori, e così i mezzi. Ogni passaggio in un punto conta una volta, così una piazzola trafficata non oscura una via di rullaggio, e dove tra due segnalazioni c’è un vuoto troppo lungo la mappa resta vuota, senza riempirlo.
Una stranezza la legenda la ammette apertamente: il rullaggio verso la pista di un volo a lungo raggio compare solo dopo che l’aereo è atterrato dall’altra parte del mondo, perché chiudiamo un volo solo quando è finito. La mappa usa un solo colore, un viola che la scena non usa da nessun’altra parte, e sta sotto gli edifici e sotto gli aerei. Niente sbiadisce per colpa sua.


Sulla mappa un trattore è più grande che nella realtà. Nel momento in cui toccherebbe un’ala, torna in modo fluido alla sua grandezza vera.
