Un drone si presenta
Un aereo sulla mappa ha un transponder che dice chi è e dove vola. I droni, per molto tempo, non avevano niente del genere. Da gennaio 2024, però, l’Unione europea impone ai droni con etichetta di classe da C1 a C3 di trasmettere da soli la propria identità e la propria posizione durante il volo. Si chiama Remote ID, e negli Stati Uniti una regola simile viene applicata da marzo dello stesso anno.
Non passa da nessuna rete speciale. Il drone usa il Bluetooth o il Wi-Fi, le radio che tutti hanno in tasca, e più o meno una volta al secondo dice: questo è il mio numero di serie, questo il numero di registrazione del mio operatore, sono qui, a quest’altezza, a questa velocità, in questa direzione. E qui c’è il pilota, oppure il punto da cui sono decollato.
Lo sente un telefono vicino alla recinzione, e anche un ricevitore sul tetto. Solo che non da molto lontano: il Bluetooth non è una radio da decine di chilometri. Chi vuole vedere i droni sopra il proprio paese ha bisogno di un’antenna lì vicino.

I modi di trasmettere, però, sono più d’uno. Lo standard tecnico ne conosce quattro: il vecchio Bluetooth 4, il Bluetooth 5 a lungo raggio, il Wi-Fi beacon e il Wi-Fi NAN. La norma europea non ammette il vecchio Bluetooth come unica via, quindi un ricevitore che ascolta soltanto quello può perdersi del tutto un drone, anche se gli vola proprio sopra. Per questo il nostro sa ascoltare su tutti e quattro.
Un piccolo computer vicino alla finestra
Il ricevitore è un Raspberry Pi, un computer grande quanto un mazzo di carte. Ha il Bluetooth integrato. La maggior parte dei droni in Europa però trasmette via Wi-Fi o con il Bluetooth 5 a lungo raggio, quindi gli si aggiunge un adattatore Wi-Fi USB; senza, la stazione sente solo il Bluetooth, ma può partire subito e ricevere l’adattatore più avanti.
Il software del ricevitore l’abbiamo scritto noi, partendo dallo standard, e si installa con un solo comando. Subito dopo l’installazione ti dice che cosa sa fare davvero il tuo hardware: che versione di Bluetooth hai, se regge il lungo raggio, su quali bande ascolta l’adattatore Wi-Fi. La maggior parte delle persone non lo sa del proprio computer, e non è tenuta a saperlo.
Abbiamo pensato anche a cose che con i droni non c’entrano. L’interfaccia con cui il computer va su internet il ricevitore non la commuta né la risintonizza mai, così nessuno si taglia da solo la connessione. Se sullo stesso computer gira già un altro programma per droni, il nostro non gli contende la radio: ascolta accanto a lui. E i suoi registri non contengono nessun numero di serie né posizioni di droni, solo conteggi e orari.

Se il ricevitore ascolta bene lo mostra il pannello. «Salute del ricevitore» dice a parole se la stazione in questo momento sente droni, se sta solo ascoltando o se si è zittita. Il silenzio di per sé non è un guasto: i droni non volano sempre. Il pannello confronta quindi il silenzio di oggi con quanto durano di solito le pause tra i voli nel corso della settimana, e solo quando è insolitamente lungo scrive che la stazione si è zittita. Una stazione fuori servizio viene mostrata a parte, così non la si confonde con il semplice fatto che nessuno ha volato.
Accanto c’è «La settimana in numeri»: voli al giorno, le ore in cui si vola, e quanti messaggi sono arrivati ogni giorno e per quale via radio. Lì si vede se l’adattatore Wi-Fi valeva la spesa.

Un pannello che vedi solo tu
Quello che una stazione capta, su map.flights lo vede solo il suo proprietario. Non gli altri utenti, non i visitatori della mappa. Sui droni non diventa pubblico niente: nessuna mappa, nessun numero di serie, nessuna posizione. Il proprietario vede tutto, perché l’ha decodificato il suo ricevitore, e solo quello: quando un’altra stazione sente lo stesso drone, i suoi dati non confluiscono mai nella vista del proprietario.
In alto c’è «Adesso», una mappa 3D dei droni che la stazione ha sentito negli ultimi due minuti. Ognuno è sospeso alla sua altezza su linee sottili fino a terra, così si vede subito sopra quale punto si trova e quanto in alto. Il pilota lo disegniamo come una puntina con un anello intorno, e tra pilota e drone corre una linea con la distanza misurata. I droni sentiti ore prima restano sulla mappa come un puntino nell’ultima posizione, colorato in base a quanto tempo è passato.
Sotto ci sono i voli del giorno: quanti, quanti droni diversi, il volo più alto e il più lungo, e una linea del tempo in cui ogni drone ha il suo colore. Il pulsante «Riproduci tutta la giornata» fa partire tutti i voli del giorno insieme in un’unica scena 3D, dieci, sessanta o trecento volte più veloce. Il silenzio tra i voli viene saltato, così un’intera giornata sopra la stazione scorre in pochi minuti, e quando due droni hanno volato insieme, ognuno se ne va con il suo colore.

Dal numero di serie riconosciamo il costruttore. Il modello invece non lo indoviniamo: non esiste una tabella pubblica con una licenza chiara che lo dica, quindi accanto a un drone mostriamo solo quello che ha trasmesso lui stesso.
La stazione può anche cambiare proprietario. Il nuovo proprietario vede allora solo quello che ha captato da quando è sua; i voli del precedente restano nascosti. E non ogni registrazione è un volo vero. Una che nessun drone reale potrebbe fare, con l’altezza che salta più in fretta di quanto qualsiasi multicottero riesca a salire, o che gira in tondo più a lungo di quanto duri una batteria, il pannello la segna come non plausibile e non la conta nei record del giorno. Non si cancella niente.
Un volo, smontato pezzo per pezzo
Clicca su un volo e si apre in una pagina tutta sua: la traccia in 3D con una tenda fino a terra, un lettore e i momenti del volo. Il decollo, il punto più alto, il tratto più veloce, il punto più lontano dal pilota e la fine della registrazione. I tasti da 1 a 5 ci portano dritta la telecamera. Un volo in pausa ricorda l’istante nel suo indirizzo, così un link salvato la volta dopo riapre esattamente quel secondo.
Sotto la mappa c’è un barogramma, l’altezza sul terreno per tutto il volo, con una linea tratteggiata a 120 metri. È il limite della categoria aperta, quella in cui vola la maggior parte dei droni. È lì solo come riferimento: in un’altra categoria, o sopra un ostacolo alto, un drone può salire di più, e dalla trasmissione la stazione non può saperlo. Per questo sul nostro pannello quella linea non accusa nessuno di niente.

Un drone comunica più di un’altezza, e nessuna è l’altezza sul suolo che ha sotto. Quella GPS si misura da una forma matematica della Terra, quella barometrica cambia con il tempo, e l’ultima il drone la calcola dal punto in cui è decollato. Sopra una collina ognuna di queste può sbagliare di decine di metri. Per questo l’altezza sul terreno la ricaviamo dal nostro modello altimetrico del paesaggio, e quella comunicata la disegniamo accanto con una linea sottile. Non le mescoliamo mai.
La traccia si può mostrare anche come i puntini dei singoli messaggi, colorati in base all’altezza sul terreno o alla velocità. Si vede dove sono mancati dei messaggi, dove il drone è rimasto fermo in aria e dove ha accelerato. E la telecamera può seguire il drone, volargli dietro, oppure guardare con gli occhi del pilota, da dove stava, su verso il drone.

Un’intera giornata sopra la tua stazione scorre in pochi minuti: il silenzio tra i voli viene saltato e i droni che hanno volato insieme se ne vanno ognuno con il suo colore.
